Estero

L'UE torna a discutere di sanzioni contro Israele per la situazione a Gaza

Svezia e Olanda propongono misure restrittive, ma l'UE resta divisa sulla questione

28 agosto 2025
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Il consiglio esteri informale di Copenaghen - nome in codice: Gymnich - è il primo appuntamento dopo la pausa estiva e di fatto riapre la stagione politica (benché non si possa dire che si sia mai fermata, quest'anno). I 27 ministri dell'UE sul tavolo dovranno fare i conti con una vecchia conoscenza: il dossier israeliano. Con il carico aggiuntivo di quanto accaduto sul campo da fine luglio ad oggi.

Svezia e Olanda suonano la carica con un non-paper - nei fatti una lettera all'Alta rappresentante dell'UE per la politica estera Kaja Kallas - in cui chiedono che si prendano finalmente misure contro Tel Aviv in virtù delle violazioni ai diritti umani perpetrati a Gaza.

"Come concordato nel corso del consiglio informale dell'11 agosto scorso - si legge nella missiva vista dall'ANSA - la situazione a Gaza resta estremamente inquietante e intollerabile: la sofferenza dei civili va oltre le parole".

Se da un lato Stoccolma e L'Aja mettono nel mirino prima Hamas a causa della "pesante responsabilità" per la situazione "catastrofica" in cui versano i civili, e chiedono "sanzioni per la sua leadership politica", dall'altro la lista delle misure restrittive richieste sia alla Commissione che agli altri Stati membri colpisce pesantemente Israele.

Le due capitali, infatti, non solo "sostengono" la proposta dell'esecutivo UE di sospendere parzialmente la partecipazione d'Israele al programma Horizon, ma chiedono anche la sospensione del capitolo sul commercio dell'accordo stesso, incoraggiando l'esecutivo ad avanzare "una proposta" in tal senso, completa di criteri che definiscano "quando e come" il congelamento debba essere revocato.

I due paesi "ricordano" inoltre la necessità di adottare sanzioni contro i ministri israeliani che "promuovono le attività illegali delle colonie", lavorano "attivamente" contro la soluzione dei due Stati e, infine, spingono per misure aggiuntive ai danni dei "coloni violenti".

Ovviamente si tratta di un'offensiva mediatica, dato che i 27 restano profondamente spaccati sulla questione. Per approvare le sanzioni contro i ministri e i coloni serve l'unanimità. E dunque arrivederci.

Quando si passa invece agli aspetti economico-commerciali, basterebbe la maggioranza qualificata. Che pure, sinora, non si è trovata: la Germania non ha dato segni di voler cedere e l'Italia pure si è dimostrata scettica. Con due big così contrari (più altri paesi più piccoli a sostegno, tipo Repubblica Ceca e Ungheria) non si va da nessuna parte. "Non ci aspettiamo cambiamenti al riguardo", nota una fonte europea.

Kallas, consapevole dello stallo, preferisce concentrarsi sugli aspetti concreti, come l'attuazione dell'accordo con Israele per l'aumento degli aiuti umanitari a Gaza. Qui si registrano "passi avanti", per quanto si sia "lontanissimi" dai numeri che servirebbero davvero.

Nel mentre Israele tira dritto. Il ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, nonché "falco", sta ad esempio cercando il via libera del procuratore generale Gali Baharav-Miara per un documento programmatico che metterebbe al bando le proteste che bloccano le strade principali.

Il divieto, scrivono i media israeliani, proibirebbe - la proposta richiederebbe ai manifestanti di ottenere l'autorizzazione della polizia per manifestare dentro le città - le proteste quasi quotidiane a favore della liberazione degli ostaggi che bloccano da mesi le autostrade e le strade principali.