laR+ Locarnese

Alisina senza pace: prelevato dalla polizia e deportato in Croazia

Effettuato il rimpatrio forzato del 24enne afghano che da due anni viveva in Verzasca e nell'ultima settimana era stato rimbalzato fra Zurigo e il Ticino

(Ti-Press)
17 aprile 2025
|

Il rinvio forzato, alla fine, è arrivato. Alisina, afghano, da due anni residente in Valle Verzasca, è stato prelevato dalla polizia, condotto di forza a Mendrisio, messo in una cella, poi trasferito a Zurigo, caricato su un aereo e spedito in Croazia, dove si trova adesso. Lo hanno comunicato le amiche e gli amici di Alisina in Valle Verzasca, il Collettivo R-esistiamo e il collettivo Stop Dublin Croatie. Significativo il titolo della nota, diffusa mercoledì in tarda serata: “Alisina è stato deportato in maniera violenta, brutale e meschina!”. Significative, anche, le rivendicazioni avanzate per lui e per chi è nelle sue stesse condizioni: il ritorno immediato in Svizzera del giovane “e delle persone che erano con lui”, con conseguente presa in carico svizzera delle domande di asilo; e “uno stop ai rinvii in Croazia e ai rinvii Dublino in generale, perché è un sistema disumano che aggiunge violenza alla violenza e tratta gli esseri umani come cose”.

Lavoro, calcio e il sogno di un Bachelor

Di Alisina avevamo raccontato una settimana fa. Ventiquattro anni, afghano, da due anni vive in Valle Verzasca, dove si è fatto benvolere e apprezzare da tutti, in primis nella pensione in cui alloggiava e lavorava come cameriere e aiuto cuoco. Impegnato e volenteroso, Alisina ha imparato l'italiano e due volte alla settimana si recava a Locarno per insegnarlo ai suoi compatrioti. Finito il lavoro, come hobby, giocava a calcio, mentre di notte seguiva online un corso di Bachelor in informatica. “Il suo sogno – dicono amici e collettivi che lo sostengono – era diventare informatico e magari trovare lavoro in un'azienda a Zurigo, per aiutare economicamente la mamma e le 4 sorelle rimaste in Afghanistan sotto il regime talebano, che alle donne nega ogni diritto”.

Alisina era giunto in Svizzera nel febbraio del 2023 e aveva fatto domanda di asilo. Invano, fino al Tribunale federale. Così il 3 aprile due poliziotti lo avevano prelevato mentre dormiva – dando seguito a un ordine di carcerazione della Sezione della popolazione – trasferendolo a Zurigo, in una prigione amministrativa, in attesa del rinvio forzato in Croazia, il Paese europeo in cui si era registrato e che è tristemente noto per un sistema d'asilo definito “violento e razzista” a causa di “umiliazioni, furti, aggressioni sessuali, insulti xenofobi, condizioni di vita e igieniche malsane e promiscue e un sistema sanitario scadente”.

Lo sciopero della fame

A Zurigo il giovane aveva avviato uno sciopero della fame e inoltrato un ricorso contro la carcerazione; ricorso accolto dal giudice per due motivi: la carcerazione non era proporzionata e le motivazioni della Sezione della popolazione erano “inconsistenti”. Così venerdì scorso v'era stato il ritorno in Ticino, a Lugano. Dove la storia si è però ripetuta lunedì 14 aprile, ovverosia tre giorni dopo. Nella cella di Mendrisio «era freddissimo – ha dichiarato Alisina – e non ho dormito niente, avevo dolore allo stomaco. Ho chiesto di vedere un dottore, ma mi hanno detto che non avevano dottori. Ho chiesto di chiamare qualcuno di fiducia ma non è stato possibile. La mattina sono stato portato a Zurigo, il volo speciale è partito alle 11 e con me c’erano altre 11 persone, fra cui una famiglia con due bambini. Per ogni persona c'erano due/tre poliziotti e qualche persona del personale medico. A Mendrisio non avevo fatto pranzo né cena, mi ero solo portato un'arancia e una mela».

A Zagabria, denunciano i collettivi di sostegno, “il niente assoluto, solo un foglietto con scritto l’indirizzo dove andare. Nessun aiuto, nessun sostegno”. Ora Alisina è nel centro di Porin, “famoso per le sue scarsissime e pietose condizioni igieniche”. Dorme con altre 4 persone in una stanza senza luce, né corrente, né internet. Alisina ha dunque dovuto interrompere le sue lezioni di Bachelor online.

Sottolinea R-esistiamo che “chiedere l'asilo in Svizzera non è un crimine”, così come non lo è fuggire dal sistema d’asilo croato, “che non rispetta i diritti delle persone con passato migratorio”. È inoltre forte il rischio di espulsioni illegali verso la Bosnia. Di tutto ciò “la Svizzera è complice e, organizzando i voli speciali, commette a sua volta delle gravi forme di violenza di Stato sulle persone, traumatizzandole ulteriormente e segnandole a vita. Tutti sono complici di queste violenze estreme fatte sulla pelle di Alisina e di tutte le altre persone: la Sem che emana le decisioni, il Taf che le conferma, i Cantoni che eseguono le deportazioni, la polizia che arresta e i politici che stanno in silenzio”.

Leggi anche: