Ticino

Le Polizie comunali: ‘Il sistema attuale funziona e non va stravolto, bastano dei correttivi’

L'Associazione prende posizione sul progetto Polizia ticinese e propone una terza via con solo alcuni aggiustamenti puntuali

La strada per una soluzione condivisa è ancora lunga
(Ti-Press)
29 agosto 2025
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Non è un ‘no’ su tutta la linea, ma un punto dev’essere chiaro: le Polizie comunali sono importanti e la loro esistenza non deve essere messa in discussione. È quanto hanno voluto sottolineare gli stessi Corpi comunali rispondendo, attraverso la propria Associazione (l’Apcti), al progetto ‘Polizia ticinese’ (un’alternativa all’idea di Polizia unica) elaborato da un gruppo di lavoro e messo in consultazione dal Dipartimento istituzioni. Difesa del sistema attuale, e proposta di una terza via con solo alcuni correttivi, che parte da una premessa: “Negli ultimi 10 anni, il Ticino è passato dal 14esimo ai primi posti della statistica sulla sicurezza. Questo conferma i buoni risultati del sistema in essere, nonostante non sia nemmeno menzionato nel progetto in consultazione”.

Tutto perfetto così com’è? Non proprio, l’Apcti, come detto, riconosce che il sistema attuale merita alcune rivisitazioni, in particolare per quanto riguarda la divisione dei compiti tra Comunali e Cantonale.

Tornando a quanto prodotto dal gruppo di lavoro: “Il risultato – scrive l’Associazione polizie comunali ticinesi nella risposta alla consultazione che scadrà a metà settembre – è un documento in parte eccessivamente tecnico, in parte politicizzato, poco comprensibile per rappresentanti politici, granconsiglieri e comandi delle Polizie comunali. Questo solleva dubbi sulla reale volontà di alcune componenti del gruppo di lavoro di favorire un’ampia condivisione o, al contrario, di perseguire un risultato già definito”.

Assetto organizzativo

Per l'Apcti alcune misure sono positive, come l’abolizione dell’obbligo di servizio 24 ore su 24 per le Polizie comunali che potrebbe favorire una migliore allocazione delle risorse. Altre, invece, sono ampiamente criticate. Un esempio: quella che consente ai Comuni senza Corpo di polizia di convenzionarsi con la Polizia cantonale per i servizi di prossimità. “Questo sistema rischia di creare un cantone a macchie di leopardo, in aperta contraddizione con l’obiettivo originario di razionalizzare e migliorare la collaborazione tra enti”. Una critica ancora più forte è rivolta alla soglia minima di 13+1 unità per l’esistenza di un Corpo: “Un parametro arbitrario, punitivo e costruito ad hoc per eliminare realtà oggi funzionanti come Stabio e Losone”. Diverse quindi le raccomandazioni: prendere a modello e mantenere l’attuale sistema efficiente della Regione III per le fasce di servizio; conservare gli attuali criteri di dimensione minima dei Corpi; escludere convenzioni dirette tra Comuni e Polizia cantonale per i servizi di prossimità; preservare i Corpi esistenti; evitare che i Corpi di Polizia comunale diventino uno strumento di scarico di costi e personale da parte della Polizia cantonale.

Aspetti finanziari

Sull’aspetto finanziario: “Purtroppo il progetto messo in consultazione non presenta le cifre. I costi per i Comuni all’inizio saranno però giocoforza maggiori, visto che dovranno implementare un nuovo sistema”. Nella risposta alla consultazione è inserita anche per questo aspetto una serie di raccomandazioni: mantenere l’attuale calcolo degli effettivi (la chiave di riparto); rifiutare la soglia 13+1 come standard minimo obbligatorio; conservare le attuali fasce di servizio delle strutturate della Regione III e adattare le coperture notturne in base a dati reali di interventistica; prendere il sistema del Luganese come riferimento per efficienza, adattabilità e sostenibilità; mantenere l’assetto organizzativo attuale (compresi Losone e Stabio), con eventuali fusioni future solo su base volontaria e sotto controllo/decisione comunale.

La terza via

“Il rapporto – rimarca l’Apcti – si chiude con una contrapposizione netta e strumentale: o Polizia unica o progetto Polizia ticinese. Una dicotomia artificiosa, che esclude ogni opzione intermedia, in particolare quella, perfettamente legittima, di mantenere lo status quo con miglioramenti puntuali”.

Per l’Associazione esiste infatti una terza via: valorizzare il sistema esistente, correggerne le criticità e rafforzarne i punti di forza. “La vera trasparenza consiste nel mettere a confronto tutte le alternative, senza pregiudizi o forzature. Ma per farlo serve una cultura della collaborazione, non della manipolazione”.