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A Venezia il Concorso riflette sul senso del lavoro

‘À pied d’œuvre’ di Valérie Donzelli, ‘No Other Choice’ di Park Chan-wook, mentre Fuori concorso arriva Luca Guadagnino

Lee_Byung-hun protagonista di ‘No Other Choice’
29 agosto 2025
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In competizione a Venezia 82 sono passati il francese ‘À pied d’œuvre’ di Valérie Donzelli, che insieme a Gilles Marchand ha firmato la sceneggiatura, e il sudcoreano ‘No Other Choice’ di Park Chan-wook, tratto dal romanzo ‘The Axe’ di Donald E. Westlake già adattato da Costa-Gavras nel 2005.

‘À pied d’œuvre’ è un film apparentemente leggero ma che scava in profondità, raccontando le scelte di milioni di giovani che non accettano una vita inquadrata e che non soffrono una vita sulla soglia della povertà purché capace di dare un senso più vero al nostro soggiorno su questo pianeta. Tratto dal romanzo autobiografico di Franck Courtès, il film di Donzelli è ben girato, con giusto ritmo e capace di emozionare, grazie anche alla fotografia di Irina Lubtchansky. Il protagonista è un quarantaduenne parigino che ha lasciato il lavoro per diventare scrittore. Dopo il flop commerciale del terzo romanzo e il rifiuto del quarto da parte dell’editore, la moglie parte per Montreal con i figli. Costretto a trasferirsi in un sottoscala, l’uomo accetta lavori occasionali di ogni tipo: idraulico, giardiniere, elettricista, muratore. Il padre lo guarda con disprezzo, la moglie confida che né lei né i figli hanno mai letto i suoi libri. Ma l’ultimo romanzo, quello sulle sue esperienze di uomo che accetta anche la fame pur di essere libero, viene letto dal figlio maggiore che finalmente comprende la fatica del padre. Bastien Bouillon è il bravissimo protagonista, con lui Virginie Ledoyen, ma è a Valérie Donzelli che vanno gli applausi.

Su un altro terreno si muove Park Chan-wook con ‘No Other Choice’, un noir sulle politiche del lavoro dedicato proprio a Costa-Gavras. Il regista presenta un quadro drammatico di chi oggi lavora per vivere. Man-su (Lee Byung-hun) è uno specialista nella produzione di carta con venticinque anni di esperienza, vive con la moglie Mi-ri (Son Ye-jin), due figli e due cani. Man-su è così soddisfatto della vita da potersi dire sinceramente: “Ho tutto”. Ma improvvisamente viene recapitata a casa un’anguilla, segnale di licenziamento della nuova gestione della ditta ceduta agli americani. Sicuro di trovare un nuovo lavoro entro tre mesi, l’uomo si ritrova ancora disoccupato dopo un anno e matura la convinzione che per tornare a lavorare nel mondo della carta segnato dall’ingresso letale dell’intelligenza artificiale, deve eliminare la concorrenza. Una irresistibile sarcastica commedia invade lo schermo, con l’uomo trasformato in uno sbracato serial killer, si ride e ci si accorge di ridere di un personaggio tragico e ridicolo. E ci sono drammi di gelosia, horror, e c’è il concerto, il numero 23, per pianoforte e orchestra di Mozart, e ci sono le musiche originali di Cho Young-wuk e c’è la bella fotografia di Kim Woo-hyung, e la commedia è stupenda e gli applausi tutti meritati.

Fuori concorso, Guadagnino

Fuori concorso è passato l’interessante ‘After the Hunt’ di Luca Guadagnino, un film sul mondo universitario e il peso delle scelte tra docenti e studenti. Più che un thriller è un’amara commedia umana ambientata a Yale.

Qui incontriamo Alma Imhoff (una brava Julia Roberts), una apprezzata professoressa di filosofia che ha organizzato una serata tra colleghi e studenti nella bella casa dove vive con Frederik (un intenso Michael Stuhlbarg), il marito psichiatra e istrione. Gli invitati sono Henrik “Hank” Gibson (Andrew Garfield), suo collega ed ex amante e diretto contendente per una cattedra ambita, e Margaret “Maggie” Resnick (la brava Ayo Edebiri), figlia di uno dei finanziatori dell’ateneo e protetta di Alma. Succede che la ragazza si faccia riaccompagnare dal professor Hank, per poi denunciarlo per stupro. La faccenda manda sottosopra tutta Yale, il professore cerca di difendersi, Alma non sa che fare. Guadagnino non prende posizione, porta in scena i fatti e i personaggi, come pedine degli scacchi, sono ben identificabili e il tema crea discussioni. Anche qui applausi.

Sempre Fuori concorso l’atteso documentario ‘Cover-up’ di Laura Poitras e Mark Obenhaus, dedicato alla carriera del giornalista investigativo Seymour Hersh, premiato con il Pulitzer. Il documentario rivela una sistematica impunità nelle forze armate e nelle agenzie di intelligence statunitensi, dovuta principalmente al servilismo opportunista dei media. Si fanno i paralleli tra il Vietnam e Gaza, si resta attenti davanti alle terribili testimonianze di un potere senza freno nella sua violenta azione, oggi come ieri. E noi a guardare, inutili, come sempre.