laR+ Spettacoli

La (non così tanto) scomoda circostanza di Darren Aronofsky

L’atteso ritorno in sala del regista americano è apprezzabile ma non esattamente temerario

30 agosto 2025
|

L’action-comedy era quel genere che spopolava soprattutto attorno agli anni 2000, e sembrava costituire un terreno fertile per il cinema, soprattutto statunitense, eppure sembra essersi un po’ perso negli anni, in favore di prodotti più polarizzati verso l’azione adrenalinica o la commedia più classica. La comicità dell’equivoco è sempre più sostituita da una comicità più di situazione e verbale, impressa e didascalica, originata da battute dette in un momento di sospensione o silenzio. I vari Captain America, Thor e compagni diventano quasi degli stand-up comedians da frasi a effetto che spengono la realtà della visione perché fermano il tempo solo per spiaccicare una gag o un gioco di parole.

Dal ritorno alla regia di Darren Aronofsky, che ci aveva abituato al dramma più classico e crudo, con questo nuovo ‘Una scomoda circostanza’ non ci si aspettava certo un film d’azione così lontano dalle sue precedenti fatiche. Forse un segno del cambiamento dei tempi o forse un semplice excursus della sua filmografia, a distanza di tre anni dall’ultimo ‘The Whale’ e di ben sei dall’acclamato ‘Mother!’, nonostante l’evidente timidezza è riuscito a costruire un film comunque piacevole e intrigante.

Henry “Hank” Thompson è un barista alcolizzato ed ex talento sportivo del baseball. Quando il suo vicino punk gli chiede di curargli il gatto per andare a far visita al padre malato a Londra, Henry si trova immischiato in una pericolosa vicenda tra mafia russa, assassini ebrei, droghe e corruzione. Tutto sommato un bravo ragazzo, immerso in una New York malfamata, Henry dovrà lottare e ingegnarsi per riuscire a barcamenarsi da una situazione minacciosa, che sembra portare con sé solo ombre scure e presagi di morte.

Siamo lontani dalle tragiche atmosfere di ‘Pi’, ‘Il cigno nero’ o ‘Requiem for a dream’, ma è forse proprio questo che rende ‘Una scomoda circostanza’ interessante, sebbene sia chiaramente meno ambizioso. Un film che scorre scivolando senza mai annoiare e che strizza l’occhio ai classici di Guy Ritchie o a film come ‘Boondocks Saints’, dove dramma e violenza si amalgamano con momenti ilari e che costituisce quindi, sebbene non completamente, una sorta di ritorno a un tipo di comicità sicuramente più simpatica, ma anche più raffinata. Quasi senza che ce ne accorgessimo, la metodologia narrativa tipica delle sitcom, che fa rimpiangere ardentemente la pantomima, ha invaso anche il cinema e dunque la commedia in generale diventa sempre più superficiale e calcolata; ciò va sicuramente di pari passo e a braccetto con l’abbassamento della concentrazione e della soglia di attenzione degli spettatori nella moderna società, troppo assimilati ormai alla scrolling culture e sempre meno interessati a tutto ciò che non è semplice, comodo e rapido, della durata massima di minuti, e non ore.

Persiste dunque in questo caso un lieve rammarico, non per questioni di qualità, bensì di filosofia, psicologia e più in generale umanità, perché se da un lato la mano di Aronofsky è sempre inconfondibile, abile e capace come in passato, dall’altro siamo di fronte a un film sicuramente meno spiccante e intellettuale, soprattutto se confrontato con la profondità che il regista ha dimostrato più volte di saper raccontare e veicolare.