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Un appello alla responsabilità collettiva

Suscitano perplessità e interrogativi i 18 mesi, con la condizionale, inflitti al sacerdote e docente chiamato a rispondere di reati sessuali, quando l’accusa chiedeva cinque anni e mezzo. Facendo astrazione da reazioni emotive o di rabbia, è opportuno capire sul piano giuridico e secondo i suoi gradi di giudizio, se questa sentenza rispetti il principio d’equità per ogni individuo che commette questo tipo di reati.

Meglio specificare che il Codice penale svizzero (CP) distingue vari reati sessuali, due dei quali interessano la vicenda che vede coinvolto il sacerdote: “Atti sessuali con fanciulli” (art. 187 CP) e “coazione sessuale” (art. 189 CP). Quando si parla di “coazione sessuale con fanciulli” si intende che l’imputato, non solo ha avuto contatti sessuali con minori di 16 anni (già di per sé vietato), ma li ha anche costretti o indotti contro la loro volontà, usando pressione o sfruttando il rapporto di autorità (in questo caso, il ruolo di sacerdote ed educatore). In pratica, quindi, “atti sessuali con fanciulli” indica il fatto oggettivo dell’età della vittima, mentre “coazione sessuale” descrive il modo in cui l’abuso è stato imposto.

Questo caso non è nient’altro che l’ultimo di una purtroppo lunga lista nel contesto ecclesiastico, ma non solo, a scuola, nello sport e soprattutto in famiglia, dove avvengono gran parte di questi reati. Esso non deve assolutamente distoglierci dall’essere consapevoli che l’abuso sessuale è una realtà anche in Ticino, dove stando ai dati forniti dalla polizia, abbiamo una segnalazione alla settimana, 50-60 casi all’anno, che rappresentano, secondo gli esperti, unicamente la punta dell’Iceberg.

La responsabilità diretta ricade ovviamente su chi ha commesso l’abuso, ma alla luce delle tante narrazioni, risulta davvero complicato accorgersi d’un abuso. Senza creare una caccia alle streghe, tutti siamo tenuti a fare la nostra parte lanciando un appello convinto alle responsabilità legali e morali, che l’adulto ha nei confronti di un bambino. Ci sono, ora, diverse iniziative e reazioni da parte della politica, che deve giocare la propria parte di responsabilità, poiché uno dei suoi scopi principali dovrebbe essere quello di salvaguardare il suo bene più prezioso, cioè la sua gioventù. Non solo per quanto riguarda l’inasprimento delle pene, ma anche e soprattutto per prevenire che tali abusi accadano.

Un appello è anche lanciato ai potenziali abusanti pedofili per potersi rivolgere a degli specialisti per evitare di apportare delle profonde ferite fisiche, psichiche e morali alle potenziali vittime. Ferite che non sono a costo zero per la collettività. Ai genitori: di restare di più con i propri figli e di ascoltare con attenzione e seriamente quanto hanno da dire, ma soprattutto come si sentono (ascolto attento delle emozioni). Un appello lanciato alle vittime, alle quali va tutta la mia solidarietà e di quella immagino di tutti i lettori, che nonostante questa brutta vicenda, trovino ancora la forza e il coraggio per confidarsi con una persona di fiducia, uno specialista o la polizia per denunciare uno dei peggiori crimini che si possano subire. La vita è troppo preziosa per tenersi dentro nel cuore un tremendo segreto, una vera e propria bestia, che se non gestita bene e con specialisti, farà profondamente soffrire una persona per tutta una vita.