laR+ L’ospite

La politica viscerale

(Ti-Press)

A conforto del cittadino perplesso, proponiamo questo dizionarietto estratto dalle cronache dell’estate politica ticinese.

A come arrocco: s.m. (pl. – chi), dim. arrocchino, ovvero arrocco parziale, al di sotto delle attese, con possibile degenerazione in accrocchio (pasticcio). Voce assai rara perché settoriale, ma che nel linguaggio politico nostrano ha conosciuto un’improvvisa quanto vasta notorietà per iniziativa del volenteroso stratega della Lega Daniele Piccaluca, di sicuro dopo un’intesa con i consiglieri Gobbi e Zali. Obiettivo: scuotere dal torpore i due rappresentanti leghisti e rilanciare la stanca azione governativa. Il risveglio c’è stato, l’accordo in governo pure, ma il parlamento non l’ha presa bene. Di qui la seduta straordinaria del Gran Consiglio dello scorso 25 agosto. E c’è chi giura che non finisca qui. Occorre tuttavia ricordare che nel gioco degli scacchi, arrocco significa muovere il re e la torre in senso difensivo (si rimanda al verbo arroccarsi). Un movimento, quello difensivo, che tradisce lo spirito della Lega, che storicamente si è sempre voluta in prima fila sulle barricate.

Busecca: s.f. , sta per trippa. Vocabolo sconosciuto alla scienza politica moderna, che però conosce termini affini come pancia e budella, ed espressioni come rivoltare lo stomaco e simili. Voce anche questa coniata da Piccaluga, il quale sostiene che fare politica significa tener conto dei sentimenti profondi della gente, quelli appunto che si annidano nelle viscere più profonde. Si potrebbe obiettare che la ragione sta in alto (nella testa) e non in basso, nel budellame, e che sarebbe meglio lasciar perdere gli istinti. Ma gli studiosi obiettano che l’intestino è il secondo cervello…

Lupo: s.m. (f. lupa, pl. lupi). Mammifero che, con le sue predazioni, ha avvelenato il clima politico cantonale, con da una parte Udc-Centro e dall’altra sempre lui, Claudio Zali, accusato di inazione e di farsi scudo delle disposizioni emanate dalla Confederazione. Negli altri partiti: silenzio. Anche qui, la Lega delle origini avrebbe fatto fuoco e fiamme. Invocata, perlomeno, la deportazione del predatore nelle sconfinate steppe dell’Europa orientale, una sorta di "remigrazione". Si deportano uomini, donne e bambini, definiti clandestini o irregolari, ma non si possono catturare e trasferire i lupi che stanno occupando le Alpi sotto l’alta protezione di Berna. A ben vedere una follia, che costa al contribuente-pantalone (ma guarda un po’…) decine di milioni di franchi. Bignasca e Maspoli avrebbero sicuramente organizzato sulla piazza federale una rabbiosa manifestazione contro i balivi animalisti.

Sistema elettorale: locuzione che da duecento anni agita le direzioni dei partiti e il legislativo, generando riformine e riformette, pateracchi e grimaldelli, nonché discussioni infinite sul miglior modo di governare il popolo. Andrea Ghiringhelli ha dedicato alla questione un grosso volume, ‘Il cittadino e il voto. Materiali sull’evoluzione dei sistemi elettorali nel Cantone Ticino 1803-1990’ (1995). Dibattito quindi non nuovo e nemmeno circoscritto alle nostre latitudini (si veda, in special modo, l’Italia). L’idea che sta alla base di ogni proposta di modifica è che esista un congegno perfetto in grado di rispecchiare fedelmente la volontà popolare. Meglio il proporzionale o il maggioritario? Gli studiosi avvertono che ogni sistema ha i suoi pregi e difetti, e che gli sforzi vanno semmai profusi nell’opera di estensione della rappresentatività. Ma sta veramente qui il problema? Non sta forse nella qualità del personale politico, giudicata da molti osservatori carente, e nei meccanismi di selezione dei candidati alle elezioni? E che dire del cittadino-elettore, sempre più lontano e schifato, e che al momento del voto getta le schede nel cestino?

Qui, ne siamo consapevoli, il terreno si fa scivoloso e gli interrogativi affollano la mente più delle risposte. Perché il tema si allarga alla democrazia, all’informazione, a come i canali sociali orientano oggi le nostre simpatie e influenzano le nostre scelte, favoriscono la partecipazione oppure invitano alla rassegnazione e di conseguenza alla diserzione. Soffermarsi sulle parole e sui significati che di volta in volta assumono è dunque un esercizio sempre utile per rinvigorire ed elevare il senso civico di una data comunità.