laR+ Quando cade un quadro

Il mostro

Quando l’hai guardata negli occhi e hai visto che il suo sguardo era cambiato

Sei diventato un mostro. È successo un mese fa, lo sai. Non hai potuto farci niente, è stata la tua mente a formulare quel desiderio che ti ha trasformato per sempre. Eri un bravo ragazzo, hai studiato, hai trovato un lavoro, una fidanzata che piaceva perfino a tua madre. Ti sei sposato e hai pensato di trasferirti all’estero per crescere professionalmente. E poi, al ritorno, una casa e dei figli, una famiglia.
Ma tutto si è fermato quando tua madre si è ammalata. L’hai vista subire ogni colpo che la malattia le ha inferto, lenta e implacabile. L’hai vista zoppicare e poi appoggiarsi a un bastone per camminare. Mentre lei faticava a muoversi, tu faticavi a dar vita ai tuoi progetti. Non sei stato all’estero: sei rimasto qui accanto a lei, l’unico viaggio è stato fino a casa dei tuoi nonni, ormai vuota, a prenderle un vecchio deambulatore. Per un po’ l’ha usato, finché non si è rassegnata alla sedia a rotelle. L’hai aiutata ad alzarsi e a sedersi, hai cucinato al suo posto, l’hai imboccata, come lei aveva fatto con te, tanti anni fa.
L’hai portata a passeggiare nei boschi, le hai passato il telefono innumerevoli volte, hai fatto tu il numero per chiamare suo fratello, un’amica, una vicina. E quando non è più riuscita a parlare, le hai insegnato a usare il computer per scrivere email ai parenti e agli amici. E loro ricambiavano. Sei andato a trovarla tutte le volte che potevi, e non era mai sola. C’era sempre qualcuno che si fermava per un saluto e portava qualche dono, una pasta al forno, una torta salata, piccoli gesti d’affetto. Anche quando non riusciva più a parlare, amava circondarsi di persone con cui comunicava scrivendo, a gesti o con il suo sguardo. I suoi occhi limpidi zittivano i presenti, trasmettendo la lucidità della sua mente e dei suoi pensieri.
Adesso tua madre è davanti a te, sdraiata nel suo letto, immobile. Il suo corpo scompare sotto il piumone e ti sembra piccola e fragile. Le scosti dal viso i capelli bianchi. I suoi occhi, né chiusi né aperti, suggeriscono che non sta dormendo.
– È in coma – ti hanno detto questa mattina. Sei corso qui, troppo tardi, e non hai fatto in tempo a scusarti per quello che hai desiderato un mese fa. Quel pensiero che è sbocciato nella tua mente senza che tu potessi farci nulla, quando l’hai guardata negli occhi e hai visto che il suo sguardo era cambiato. Non urlava più: “Sono ancora qui!”. Nei suoi occhi hai letto un sussurro: “Lasciatemi andare”.
E tu non hai potuto fare a meno di desiderare di accontentarla. Di desiderare che morisse.