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Traffico merci: ‘Servono strategie chiare e coraggio politico’

Sindacati, politici, cittadini e ferrovieri in corteo a Mendrisio per fare muro alle scelte delle Ferrovie su Cargo

In tanti in corteo a Mendrisio
(Ti-Press/Samuel Golay)
29 agosto 2025
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Pioggia e vento non sono bastati venerdì sera, a Mendrisio, a fermare il popolo dei manifestanti. E come la pensava, d'altro canto, lo si è capito subito: bastava leggere lo striscione che apriva il lungo corteo snodatosi dalla stazione ferroviaria al Mercato Coperto (ad accoglierlo il sindaco della Città Samuele Cavadini). Da queste parti infatti si è decisamente contro lo smantellamento di Ffs Cargo, quindi la nuova politica messa in campo dalle Ferrovie per il futuro del traffico merci. Bandiere al vento, fischietti e musica d'ordinanza dall'estremo sud del Paese si è voluta alzare la voce, per farsi sentire fino ai vertici delle Ffs, e oltre a Berna. Il fronte sindacale era tutto schierato, ma c'erano pure i politici - a vari livelli - come i semplici cittadini e, non da ultimi, i ferrovieri; ovvero coloro che le decisioni e le misure prese per il ‘riorientamento’ del trasporto combinato le stanno vivendo sulla loro pelle. Insomma, non mancava nessuno. O forse sì, come ha fatto notare Pierre-Yves Maillard, presidente nazionale Uss (Unione sindacale svizzera), il quale, «impressionato», per sua stessa ammissione, dalla mobilitazione (circa trecento i presenti) e dalla combattività ticinese, si sarebbe aspettato la presenza anche di un Consigliere di Stato al fianco della protesta e del Comitato contro lo smantellamento di Ffs Cargo in Ticino. «Ma la possibilità di farlo – ha suggerito all'indirizzo di Palazzo delle Orsoline – c’è ancora».

Quelle ‘teste calde’ ticinesi

Maillard invece non se lo è fatto dire due volte e ha passato il Gottardo per prendere parte alla manifestazione. Con lui è sceso in Ticino pure Matthias Hartwich, presidente di Sev (Sindacato del personale dei trasporti), anche se il numero uno delle Ferrovie, Vincent Ducrot, ha raccontato Hartwich, l'aveva sconsigliato di mischiarsi alle ‘teste calde' ticinesi. Sarebbe bene, ha fatto eco Maillard, che l’amministratore delegato trascorresse invece un paio di giorni in uno dei terminali toccati dalla riorganizzazione - come Cadenazzo e Lugano-Vedeggio, che le Ffs intendono affidare in gestione a terzi (è il caso di Cadenazzo alla Posta) - a parlare con i macchinisti. Perché per capire la situazione, ha rilanciato il presidente di Uss, bisogna saper ascoltare. Del resto, «se il personale è contrario a una ristrutturazione è segno che è sbagliata».

Personale preoccupato

I collaboratori di Ffs Cargo, in effetti, sono preoccupati, ha richiamato Luca Benato, in rappresentanza di Vslf. Preoccupati, ha chiarito, per tagli e chiusure, che continuano, secondo i piani; e per essere lasciati soli nei colloqui individuali di ricollocamento. Le parole dei vertici delle Ferrovie, insomma, in particolare sulle soluzioni trovate per le 40 persone interessate, sin qui non sono bastate a rasserenare gli animi. «Di fatto – ha rincarato Benato – stanno centralizzando il personale nella Svizzera interna e tagliando fuori il Ticino. Ed è scandaloso. Non vogliamo un cantone senza ferrovieri. Io non ci sto».

Dalla manifestazione, infatti, è emersa chiara la volontà di resistere a dei cambiamenti che non piacciono. Per Tessa Jorio, presidente Sezione Ffs sud transfair, la parola d'ordine è difendere: la ferrovia, il lavoro, il territorio. È una questione, come ha sottolineato, di giustizia e responsabilità. Occorre quindi unire le forze e riportare «il futuro sui binari giusti», anche perché «il Ticino non è una regione di serie B – ha annotato –. Le sue lavoratrici e i suoi lavoratori non sono sacrificabili». D'altra parte, «ci siamo battuti a livello politico per ottenere i mezzi destinati al trasporto combinato, all’automazione e agli incentivi al carico merci su rotaia previsto dal 2026. Quei fondi esistono. Ora ci aspettiamo che le Ffs li usino davvero. Che non sprechino questa opportunità. Abbiamo anche chiesto un obiettivo vincolante di trasferimento del traffico merci alla ferrovia, anche per il traffico interno svizzero, ma la politica non ha avuto il coraggio di sostenerlo. Un errore gravissimo».

Anche Alan Tettamanti, vice presidente dei macchinisti ticinesi iscritti al Sev, come colleghe e colleghi è stato testimone di ciò che in questo periodo agita il personale toccato dalle misure messe in campo: manovristi, amministrativi, tecnici delle officine e addetti ai piazzali di carico dei terminali di Cadenazzo e Lugano Vedeggio che si sono spesi per anni, credendo nel loro lavoro e che oggi si sentono messi da parte davanti a certe scelte strategiche. «La netta impressione – ha fatto presente – è che le Ffs, riguardo al trasporto merci, stiano improvvisando. Tanto che intendono mettere in piedi un servizio in prova, tra Stabio e Dietikon, e poi tra un paio di anni si vedrà. Tanto che affermano che con il concetto ‘Suisse Cargo Logistics’ a partire dal 2050 circa un milione di corse di autocarri all’anno saranno trasferite su rotaia. Ma oggi, in pochi mesi, si chiude. Si bruciano posti di lavoro, si bruciano competenze acquisite dal personale in decenni e si bruciano decine di milioni investiti. E quando domani la domanda di trasporto aumenterà, Ffs Cargo non sarà più nelle condizioni di offrire soluzioni di trasporto. E se non è smantellamento questo, che cos’è?».

Quei camion di troppo

Non a caso Maillard e Hartwich guardano a nord, a Berna e a Palazzo Federale, e al consigliere federale Albert Rösti; il quale, ha rimarcato il presidente Uss, «come esponente di un partito che si batte per la volontà popolare – l'Udc, ndr – dovrebbe far rispettare la missione affidata dal popolo in merito al trasferimento delle merci dalla gomma alla rotaia attraverso le Alpi. Infatti, serve una strategia chiara e ambiziosa e il coraggio politico di andare in quella direzione». Una rotta dalla quale, si è sottolineato da più parti, ci si sta invece allontanando. Le Ffs, ha reso attenti Nara Valsangiacomo, da tre mesi presidente di Pro Alps, ridimensionano l'impatto che il riorientamento della politica del traffico merci avrà in termini di Tir sulle strade. Ebbene, ha scandito, ogni camion in più per Ticino e Mendrisiotto rappresenta «la goccia che fa traboccare il vaso». In queste settimane, in effetti, sono tante le cifre sciorinate per restituire lo stato delle cose. Il punto è, ha ribadito Valsangiacomo, che «oggi, non solo nella politica di trasferimento, ma in numerosi ambiti a livello federale il mandato pubblico viene sottomesso al pareggio di bilancio. Addirittura chi esegue il mandato ha internalizzato tale messaggio. Nessuno vuole più camion su rotaia, ma c’è chi si spaventa quando scopre che questo ha un prezzo». Eppure, ha rilanciato, «300 milioni è quanto ci facciamo sfuggire ogni anno perché il 90% dei camion che attraversano la Svizzera pagano troppo poco. I mezzi a diesel fanno parte della categoria di tassazione sul traffico pesante meno cara. La situazione è così imbarazzante che il Consiglio federale ha fatto una proposta di revisione: tutte le misure però vengono applicate solo dal 2029. Lo vediamo oggi con le decine di posti di lavoro a rischio e le decine di migliaia di camion che minacciano di arrivare: abbiamo bisogno di una tassa sul traffico pesante efficace e ambiziosa subito! È necessario – ha concluso – riconoscere il trasporto merci come servizio pubblico, perché permette di proteggere le zone alpine, di adempiere al mandato costituzionale e di liberare le strade svizzere. Abbiamo bisogno di una pianificazione lungimirante, che non dimentichi il Ticino, che non dimentichi la rotaia: più lavoro su rotaia, non più camion su strada!».

La risposta di Rösti

Dal sud della Svizzera l'appello verso Berna si è levato, dunque, forte e chiaro. Diversi i Municipi, in particolare del Mendrisiotto e Basso Ceresio, che si sono rivolti direttamente al capo del Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni (Datec) Albert Rösti per chiedere di invertire la rotta tracciata da Cargo. E il consigliere federale una decina di giorni fa ha risposto ai vari Esecutivi. Nella sua missiva Rösti ribadisce una volta di più che "il Ticino è e rimane uno dei cantoni centrali del corridoio nord-sud". Un dato di fatto che "non cambierà nemmeno in futuro". Dal canto suo il direttore del Datec conferma di impegnarsi "personalmente" affinché la revisione della Legge sul trasporto di merci "entri in vigore il più rapidamente possibile". Al suol interno, infatti, ricorda il ministro, sono contenute delle misure che "mirano a rafforzare il trasporto merci per ferrovia". E ciò con l'intento di "contribuire in modo più significativo alla sicurezza dell'approvvigionamento e al raggiungimento degli obiettivi della Confederazione in materia di politica ambientale ed energetica".

Certo non si può prescindere, fa capire ancora Rösti, dai problemi finanziari di Ffs Cargo, in perdita, e dalla necessità di contenere le spese, che si riverbera sulla riduzione dei posti di lavoro in tutto il Paese. Non di meno il consigliere federale si aspetta dalle Ferrovie che "si impegnino chiaramente a favore di un trasporto merci su rotaia forte, garantendo al settore un futuro sostenibile". In effetti, ricorda, si sta investendo in nuove locomotive e carri merci efficienti e in officine moderne. Tutti comunque, si legge nella missiva, sono chiamati a fare la loro parte: "la Confederazione con sovvenzioni temporanee, i clienti con prezzi che coprano i costi e soprattutto le ferrovie stesse, che devono rendere il trasporto merci per ferrovia più efficiente e ridurre i costi".

Resiste, però, il nodo ambientale e il possibile riversamento di ulteriori camion sulle strade. Un timore legato oltre che al cambio di strategia nel trasporto combinato anche alla chiusura anticipata, a fine anno, dell'autostrada viaggiante (Rola). "I trasporti finora effettuati tramite la Rola – tende a rassicurare il capo del Datec – dovrebbero essere trasferiti, per quanto possibile, al traffico combinato non accompagnato, al fine di evitare un ritorno del traffico merci su strada". Da parte sua, precisa, "il Consiglio federale sta esaminando misure che favoriscano il trasferimento dei trasporti dalla Rola al più efficiente traffico combinato". Entro fine anno, rapporto sul trasferimento del traffico 2025 alla mano, se ne saprà di più. In ogni caso, conferma Rösti, "gli strumenti di trasferimento già decisi e in gran parte attuati – come AlpTransit, la tassa sul traffico pensate e la riforma delle ferrovie, ndr – stanno dando risultati, anche se l'obiettivo di trasferimento sancito nella Costituzione non è stato ancora piamente raggiunto".

A Palazzo federale, comunque, è bene che si preparino. «La lotta continua», è stata ritmato dagli applausi alla fine della manifestazione. In effetti, il 9 settembre prossimo una delegazione del Comitato contro lo smantellamento sarà a Berna per portare le rivendicazioni del Ticino.