Per mantenere alta la fiducia nelle istituzioni occorre agire d’anticipo. Ma il compito non è semplice
Nonostante il populismo sfacciato e disinibito di Donald Trump abbia i suoi sostenitori anche in Svizzera e in altri Paesi europei, appare al momento impensabile che un candidato non riconosca una sconfitta elettorale – come avvenuto proprio con Trump, che ancora adesso insiste sulla “vittoria rubata” di Joe Biden nel 2020, e come avvenuto poco dopo in Brasile con Jair Bolsonaro.
Ma anche in Svizzera sono tante le cose che fino a qualche anno fa erano impensabili e oggi sono “normali” o quantomeno “usuali”. È quindi interessante e utile leggere la ricerca pubblicata su ‘Science Advances’ sui diversi modi per mantenere alta la fiducia nella conta dei voti anche quando a insistere, senza prove, sui brogli è un politico di rilievo.
È una ricerca che invita ad agire in anticipo, senza aspettare l’arrivo della disinformazione che, nel caso della regolarità delle operazioni di voto, potrebbe ridurre la fiducia nel nostro sistema democratico. La strategia migliore sembra essere quella di lavorare preventivamente sulla trasparenza, l’obiettività e l’onestà. Non basta mostrare le contraddizioni e la mancanza di prove di chi, per opportunismo personale, denuncia brogli; occorre spiegare come e perché le elezioni sono sicure prima che qualcuno quei dubbi li diffonda. E questo è un compito che non riguarda solo le autorità pubbliche, ma la società nel suo complesso, inclusi i mezzi di informazione. Certo in questo qui in Europa e in Svizzera siamo molto probabilmente aiutati anche da un sistema mediatico meno polarizzato di quello presente negli Usa (e del quale fa parte, almeno finora, un servizio pubblico forte, giusto per tornare all’argomento delle cose impensabili che potrebbero cambiare).
È una strategia che, secondo gli studi fatti negli Stati Uniti e in Brasile, dovrebbe funzionare. Ma questo non significa che sia poi così facile attuarla in maniera coerente e sistematica. Intanto perché lavorare su trasparenza, obiettività e onestà non significa solo difendere il sistema attuale, ma anche e soprattutto parlare dei limiti e dei problemi già presenti. Pensiamo a votazioni popolari affrontate con informazioni incomplete o imprecise o a temi complessi che, se non trattati nel giusto modo, rischiano di essere decisi più per schieramento ideologico, se non addirittura “di pancia”, che per reale convincimento. Affrontare questi temi nel giusto modo e con il giusto equilibrio significa costruire quella credibilità che permetterà di non far attecchire attacchi pretestuosi e opportunistici.
Un’altra difficoltà è poi rappresentata dal voto elettronico. Sì, potrebbe ridurre i costi operativi di votazioni ed elezioni e magari rallentare il calo dell’affluenza. Ma il voto elettronico non deve solo essere sicuro – e già su questo aspetto le perplessità, anche tra le persone esperte, non mancano –, ma deve anche e soprattutto apparire sicuro tanto quanto quelle schede cartacee che, alla bisogna, si possono ricontrollare e ricontare. Non è una questione di nostalgia o di diffidenza verso la tecnologia, ma la constatazione che un sistema informatico, anche se ben gestito e considerato sicuro tanto quanto le urne scortate dalla polizia, rischia di essere terreno fertile per dubbi e contestazioni sull’affidabilità delle votazioni. Certo, contestazioni che al momento appaiono impensabili. Al momento.