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Da un’isola all’altra in difesa del titolo

Dopo la medaglia d’oro messa al collo un anno fa, Sabina Rapelli e il suo compagno di allenamenti (e di vita) Alexis Charrier cercano il bis iridato

Al termine della gara vinta a Göteborg
29 agosto 2025
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Stessa spiaggia e stesso mare. E stesso obiettivo, benché entrambi con partner diversi. Un anno dopo il brillante titolo mondiale vinto l’anno scorso, Sabina Rapelli e Alexis Charrier tornano in Svezia per cercare il bis iridato, rispettivamente nella categoria Donne e fra gli Uomini. Lo faranno però entrambi con partner diversi rispetto a quelli con cui si erano messi tutti alle spalle nel 2024. «La mia partner della passata stagione, una svedese, quest’anno si è concentrata su una gara di swimrun di 250 km disputata una decina di giorni fa, ragion per cui non c’era tempo a sufficienza per ricaricare le batterie e presentarsi al via del Mondiale. Di conseguenza la mia ‘spalla’ nella gara che si disputa lunedì sarà un’altra atleta, svedese pure lei». Non sarà a ogni buon conto una compagna d’avventura inedita per la ticinese: «In questo sport l’affiatamento è essenziale, specie quando si corre un Mondiale. Se ho scelto di presentarmi al via con lei è perché conosco bene le sue qualità: assieme, in stagione ci siamo tolte già diverse belle soddisfazioni, non da ultimo vincendo la tappa di Göteborg delle World Series».

Pure il francese Alexis Charrier, suo compagno di allenamento (e di vita), tenterà di difendere il titolo, vinto in coppia con un suo connazionale, correndo con uno svedese. «Anche loro però in stagione hanno già corso diverse volte assieme».

Settantacinque chilometri passando per 26 isole

Il percorso che li attende al Mondiale, come detto, è di complessivi 75 km, passando per 26 isole e dunque parecchie transizioni, che vanno dall’isola di Sandhamn, nell’arcipelago di Stoccolma, fino a quella di Uto. «Lo swimrun non è una staffetta, ma un sport in cui le coppie corrono assieme, seguendo una serie di regole ben precise, come quella che fissa in 10 metri la distanza massima tra un componente della squadra e l’altro. Ciò rende ancora più importante l’affiatamento e il coordinamento della coppia: assieme si prova ad alzare il ritmo e assieme, se ce n’è bisogno, si rifiata, e, dulcis in fundo, assieme si taglia il traguardo. E se uno dei due getta la spugna, automaticamente devi abbandonare anche tu. Per questo nei momenti di difficoltà ci si sostiene e ci si sprona a vicenda». Come lo si allena l’affiatamento? «Se hai la possibilità di allenarti assieme al compagno o alla compagna con cui poi farai coppia in gara tanto di guadagnato, perché così si può affinare la conoscenza specifica e mettere a punto una vera strategia. Tuttavia, in gara, quando si è sotto stress e confrontati pure con gli avversari, le componenti che entrano in gioco sono parecchie altre, per cui il miglior allenamento è… la competizione. Poi, va da sé, se hai un’ambizione di risultato, sarebbe impensabile prendere parte a una gara come il Mondiale correndo per la prima volta col tuo partner».

Eravamo quattro amici al bar…

Quanto dura una gara? «Una tappa delle World Series dura dalle 4 alle 6 ore, mentre in un Mondiale, che è la corsa regina, da cui tutto è nato, i tempi si allungano». Parlando di origini, quelle dello swimrun sono alquanto singolari... «Tutto è nato da una scommessa fra quattro giovani in un pub svedese su chi fra loro avrebbe raggiunto per primo, nuotando e correndo, un’isola prestabilita». Ovviamente, di quel quartetto che ha dato i natali allo swimrun, Sabina Rapelli non faceva parte: e allora come ci sei arrivata a questo sport? «Alle spalle ho un trascorso nella ginnastica, dapprima artistica e poi attrezzistica. Smesso con questo sport, ne cercavo uno da praticare nei ritagli di tempo libero, come il nuoto, la corsa o, ancora, la bicicletta. Insomma, quelli che costituiscono gli ingredienti del triathlon. Per questo nel 2018 ho iniziato ad allenarmi per affrontare un mezzo ironman. In principio ho dovuto lavorare sulla resistenza, che era il mio tallone d’Achille. Così mi è stato consigliato lo swimrun, che oltre a tutti gli altri requisiti richiede un’alta dose di adattamento alla natura: anche in caso di tempo avverso, queste gare non si fermano, per cui per andare avanti occorre dare prova di un’ottima resistenza, fisica e mentale. Quando l’ho provato, è stato amore a prima vista! Alla nostra prima gara delle World Series, io e Stefania, la mia partner di allora, abbiamo ottenuto i punti necessari per volare in Svezia e partecipare ai Mondiali del 2018. Purtroppo però, proprio a ridosso della partenza, un banale incidente in bici ha costretto la mia compagna di gare a dare forfait. Ho così trovato in fretta e furia una ‘riserva’ svedese, che praticamente non parlava quasi nemmeno inglese, per parteciparvi comunque».

Da allora, Sabina Rapelli, in Svezia ci è tornata regolarmente per prendere parte ai Mondiali: «Proprio in quegli anni al gruppo con cui mi allenavo si è unito Alexis, con cui ho poi iniziato a fare coppia. Il 2019 l’abbiamo corso tutto assieme, chiudendo quarti ai Mondiali. Saltata l’edizione del 2020 causa Covid, l’anno seguente ci siamo tornati con l’ambizione di puntare concretamente al podio, terminando direttamente alle spalle dei vincitori della categoria mista, addirittura col sesto tempo assoluto. L’anno seguente ci siamo ripresentati e abbiamo concluso la gara sul terzo gradino del podio, ma tagliando il traguardo con un tempo ancora minore. Dal 2022 ho poi deciso di provare a cimentarmi nella categoria femminile, fisicamente meno provante per una donna. L’esperienza maturata con Alexis mi è tornata assai utile e i risultati non hanno tardato ad arrivare: nel 2023 ho chiuso i Mondiali al terzo posto e l’anno scorso, sempre nella categoria femminile, ho addirittura vinto. E ora eccomi qui, pronta per la difesa del titolo! Le sensazioni della vigilia sono buone, anche se poi, in una gara così lunga, può davvero succedere di tutto. In più, in Svezia (e non solo lì...) in questi giorni le temperature si stanno sensibilmente abbassando».